Se la tua azienda produce, importa o distribuisce prodotti nell’Unione Europea, il Passaporto Digitale del Prodotto cambierà il modo in cui identifichi ogni articolo che immetti sul mercato. Non si tratta di una prospettiva lontana: il registro centrale europeo dei passaporti è già operativo da luglio 2026, le norme tecniche che definiscono i supporti dati —compreso l’RFID— sono già state pubblicate e il primo obbligo settoriale, il passaporto delle batterie, entrerà in vigore il 18 febbraio 2027.
Il problema pratico non è di natura giuridica, ma operativa: il DPP richiede che ogni prodotto sia fisicamente dotato di un supporto dati collegato alle relative informazioni digitali. Ciò impone di decidere oggi come verrà identificato ogni articolo — QR, Data Matrix, NFC o RFID —, con quale identificativo, in quale fase del processo e con quale integrazione nei sistemi aziendali. Una scelta sbagliata comporterà in seguito la rietichettatura di milioni di unità.
In questa guida scoprirai cos’è esattamente il DPP secondo il Regolamento (UE) 2024/1781, come funziona la sua architettura, quali scadenze sono confermate e quali sono solo indicative, e — sulla base della nostra esperienza come produttore europeo di etichette RFID —quale ruolo concreto possa svolgere l’RFID come supporto dati e come strumento di acquisizione dati per alimentare il passaporto.
Che cos’è il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP)?
Il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) è un insieme di dati specifici per ciascun prodotto —composizione, origine, riparabilità, riciclabilità, sostanze, impronta ambientale— accessibile per via elettronica tramite un supporto dati (data carrier) inserito nel prodotto stesso. È previsto dal Regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR) e diventerà obbligatorio in modo progressivo per categorie di prodotto.
La definizione giuridica è precisa. Ai sensi dell’articolo 2, punto 28, del Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR), il passaporto digitale del prodotto è «un insieme di dati specifici relativi a un prodotto che include le informazioni specificate nell’atto delegato applicabile e che è accessibile per via elettronica tramite un supporto dati».
Da tale definizione derivano tre concetti che è opportuno chiarire fin dall’inizio:
- Il DPP è un’informazione, non un’etichetta. I dati del passaporto risiedono in un’infrastruttura digitale (sistemi del produttore o dei fornitori di servizi DPP), non all’interno di un chip.
- L’accesso è fisico-digitale. Ogni prodotto è dotato di un supporto dati (QR, Data Matrix, NFC, RFID…) che contiene o codifica un identificatore univoco; tale identificatore rimanda ai dati del passaporto.
- Il contenuto è stabilito da ciascun atto delegato. Non esiste un elenco universale di dati: la Commissione Europea definisce i requisiti categoria per categoria (batterie, tessili, acciaio, pneumatici…).
Il DPP in 5 punti
- Che cos’è: un registro digitale contenente le informazioni relative alla sostenibilità, alla composizione e alla circolarità di ciascun prodotto.
- Chi lo disciplina: l’Unione Europea, tramite il Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR), in vigore dal 18 luglio 2024, e regolamenti settoriali come quello sulle batterie (UE) 2023/1542.
- Come si accede: scansionando o leggendo un supporto dati apposto sul prodotto, sulla sua confezione o sulla relativa documentazione.
- Quando: batterie a partire dal 18 febbraio 2027; tessili, acciaio, alluminio, pneumatici, mobili e materassi seguiranno in base ai rispettivi atti delegati (previsioni 2027-2030).
- Chi è interessato: produttori, importatori e distributori che commercializzano prodotti regolamentati nell’UE; gli obblighi riguardano anche i riparatori e gli operatori del riciclaggio in quanto utenti delle informazioni.
Perché esiste il DPP? Il regolamento ESPR e l’economia circolare
Il DPP esiste perché l’UE ha bisogno che le informazioni sulla sostenibilità accompagnino il prodotto per tutta la sua vita utile. Senza dati affidabili sulla composizione, la riparabilità o la riciclabilità, l’economia circolare non è operativa: né il consumatore può confrontare, né il riparatore può riparare, né il riciclatore può recuperare i materiali in modo efficiente.
Il quadro giuridico è costituito dal Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile per i prodotti sostenibili (ESPR, dall’acronimo inglese), adottato il 13 giugno 2024 ed entrato in vigore il 18 luglio 2024. L’ESPR sostituisce la precedente direttiva sulla progettazione ecocompatibile e ne amplia l’ambito di applicazione oltre i prodotti energetici: potenzialmente riguarda quasi tutti i prodotti fisici commercializzati nell’UE.
Il capitolo III dell’ESPR (articoli da 9 a 15) disciplina specificamente il passaporto digitale del prodotto: requisiti generali, progettazione tecnica, identificatori univoci, registro centrale, portale web pubblico e controlli doganali. Due requisiti del regolamento definiscono la parte fisica del sistema:
- Il supporto dati deve essere fisicamente presente sul prodotto, sulla sua confezione o nella documentazione che lo accompagna, secondo quanto stabilito dall’atto delegato applicabile (articolo 10 dell’ESPR).
- L’identificatore unico del prodotto è «una stringa unica di caratteri per l’identificazione di un prodotto che consente inoltre un collegamento web al passaporto digitale del prodotto» (articolo 2, punto 30).
Il ragionamento causa → effetto è diretto: se l’UE vuole prolungare la vita utile dei prodotti (riparazione, riutilizzo, rigenerazione, riciclaggio), è necessario che qualsiasi soggetto autorizzato — consumatore, ispettore, riparatore, riciclatore — possa accedere a dati veritieri relativi al prodotto specifico che ha davanti. Il DPP è il meccanismo; il supporto dati è la porta d’accesso; e l’identificazione univoca a livello di articolo è il fondamento.
Come funziona un DPP? Architettura a livelli
Un DPP funziona collegando un prodotto fisico ai suoi dati digitali attraverso quattro livelli: (1) un identificatore univoco assegnato al prodotto, (2) un supporto dati che contiene tale identificatore, (3) un meccanismo di risoluzione che converte l’identificatore in un link, e (4) l’infrastruttura digitale in cui risiedono i dati del passaporto.
Due elementi dell’infrastruttura europea completano il sistema:
- Registro centrale DPP (articolo 13 ESPR). Il regolamento imponeva alla Commissione Europea di creare, entro il 19 luglio 2026, un registro centrale che conservasse in modo sicuro gli identificatori univoci. Tale registro è stato avviato nel luglio 2026. Importante: il registro non conserva i dati del passaporto, ma gli identificatori; funziona come un elenco che indica dove ciascun produttore ospita il proprio DPP.
- Portale web pubblico (articolo 14 ESPR). Un punto di accesso europeo per cercare e confrontare le informazioni relative ai passaporti.
La conseguenza operativa per un produttore: i dati rimangono di sua proprietà e sono ospitati nei suoi sistemi (o presso il suo fornitore di servizi DPP), ma l’identificatore deve essere registrato e l’accesso deve essere garantito per tutta la durata di vita del prodotto. Ciò trasforma la qualità dell’identificazione fisica — l’etichetta e la sua codifica — in un requisito di conformità, non in un semplice dettaglio logistico.
Quali informazioni contiene un DPP?
Il contenuto esatto del DPP è definito dall’atto delegato relativo a ciascuna categoria di prodotto. Come riferimento generale, l’ESPR prevede informazioni su durata, riparabilità, contenuto riciclato, sostanze preoccupanti, impronta ambientale e di carbonio, istruzioni per l’uso e fine vita, con livelli di accesso differenziati in base al tipo di utente.
| Categoria di informazioni | Esempi | Utenti principali |
|---|---|---|
| Identificazione | Identificatore univoco, GTIN, modello, lotto o numero di serie | Tutti gli attori |
| Composizione e materiali | Fibre, leghe, contenuto riciclato, sostanze che destano preoccupazione | Autorità, operatori del riciclaggio |
| Sostenibilità | Impronta di carbonio, impronta ambientale, certificazioni | Consumatori, acquirenti B2B, autorità |
| Economia circolare | Riparabilità, pezzi di ricambio, istruzioni per lo smontaggio e il riciclaggio | Riparatori, riciclatori |
| Conformità | Dichiarazioni di conformità, documentazione tecnica | Autorità di controllo, dogane |
| Catena di approvvigionamento | Operatore responsabile, stabilimento di produzione, tracciabilità | Autorità, partner commerciali |
Anche il livello di granularità è stabilito da ciascun atto delegato: il passaporto può essere definito per modello, per lotto o per singolo articolo. Questa scelta condiziona direttamente la tecnologia di identificazione: un DPP per modello può essere realizzato con un codice QR stampato identico su tutta la serie; un DPP per articolo richiede la serializzazione unità per unità — il campo di applicazione naturale della tecnologia RFID e dei codici 2D serializzati.
Che cos’è un supporto dati?
Un supporto dati (data carrier) è l’elemento fisico leggibile da una macchina che consente l’accesso al passaporto digitale. L’ESPR lo definisce come «un simbolo di codice a barre lineare, un simbolo bidimensionale o altro mezzo di acquisizione automatica di identificazione e dati che può essere letto da un dispositivo» (Regolamento (UE) 2024/1781, articolo 2, punto 29).
La definizione è volutamente neutra dal punto di vista tecnologico. In pratica, le opzioni sono:
- Codici 2D stampati: QR e Data Matrix. Leggibili con lo smartphone, costo marginale quasi nullo se l’etichetta è già stampata.
- NFC (HF, 13,56 MHz): lettura di prossimità tramite smartphone, esperienza di interazione premium con il consumatore.
- RFID UHF (RAIN RFID, 860-960 MHz): lettura di massa, a distanza e senza linea di vista; lo standard de facto nella tracciabilità nel settore retail, tessile e logistico. Se desideri approfondire le basi tecnologiche, qui spieghiamo cos’è la tecnologia RFID e come funziona un’etichetta RFID industriale.
La norma europea EN 18220 (Digital Product Passport — Supporti dati), elaborata dal comitato CEN/CENELEC JTC 24 e citata come norma armonizzata nel luglio 2026, specifica i requisiti dei supporti dati ammessi per il DPP, inclusi codici QR, Data Matrix e RFID (HF/NFC e UHF), insieme ai criteri di posizionamento e qualità. La norma correlata, EN 18219 (identificatori univoci), ammette diversi schemi di identificazione, tra cui gli URI di GS1 Digital Link.
La differenza fondamentale
- DPP = sistema informativo. I dati del prodotto, ospitati in un’infrastruttura digitale.
- Identificatore univoco = la targa. La stringa che identifica il prodotto e rimanda al suo passaporto.
- Supporto dati = il supporto fisico. QR, Data Matrix, NFC o RFID: ciò che viene apposto sul prodotto e veicola l’identificatore.
- RFID = tecnologia di identificazione a radiofrequenza. Un tipo di supporto dati che automatizza inoltre l’acquisizione dei dati senza linea di vista.
- QR = supporto dati visivo. Leggibile da qualsiasi smartphone, richiede una linea di vista e la lettura uno per uno.
- NFC = identificazione di prossimità. Supporto dati a radiofrequenza HF orientato all’interazione ravvicinata con l’utente.
Un errore frequente —anche in articoli specialistici— è rappresentare il DPP come «un chip che contiene tutte le informazioni sul prodotto». È tecnicamente errato: il supporto dati contiene l’identificativo (e, nel caso dell’RFID, facoltativamente alcuni dati aggiuntivi nella memoria utente), ma il passaporto risiede nel cloud. Se il supporto fisico viene danneggiato, i dati non vanno persi; se i dati vengono aggiornati (ad esempio in seguito a una riparazione), non è necessario intervenire sull’etichetta.
Che ruolo svolge l’RFID nel Digital Product Passport?
L’RFID non è obbligatorio per il DPP, ma è la tecnologia che trasforma il passaporto in uno strumento operativo. In quanto supporto dati riconosciuto dalla norma EN 18220, un’etichetta RFID UHF può contenere l’identificatore univoco del prodotto e, inoltre, automatizzare l’acquisizione dei dati di tracciabilità che alimentano il passaporto lungo tutta la catena di fornitura.
È opportuno distinguere i due ruoli della tecnologia RFID in un progetto DPP:
1. L’RFID come supporto dati
Un’etichetta RFID UHF (RAIN RFID, protocollo EPC Gen2 / ISO/IEC 18000-63) contiene un chip con diverse aree di memoria rilevanti per l’identificazione:
- Memoria EPC: dove viene codificato l’identificatore dell’articolo — tipicamente un SGTIN, che combina il GTIN del modello con un numero di serie unico per ogni unità.
- Memoria TID: registrata dal produttore del chip, include un numero di serie unico e non modificabile che garantisce un ulteriore livello di autenticità.
- Memoria utente (opzionale): disponibile in alcuni chip per dati aggiuntivi.
Con lo standard GS1 Digital Link, tale identificatore viene espresso come un URI web: lo stesso identificatore letto da un portale RFID di un magazzino può essere risolto nel passaporto digitale del prodotto. La posizione congiunta pubblicata da GS1 e RAIN Alliance nel settembre 2025 propone esattamente questa combinazione — identificatori GS1 serializzati su RAIN RFID, con QR/2D come vettore complementare per il consumatore — come soluzione di riferimento per i DPP.
2. L’RFID come strumento di acquisizione dati
Ecco l’argomento operativo che le guide giuridiche tendono a tralasciare: un passaporto digitale è utile solo se i dati in esso contenuti sono veritieri e aggiornati, e ciò richiede l’acquisizione degli eventi lungo l’intera catena. Produzione, spedizione, ricezione, vendita, reso, riparazione, riciclaggio: ogni evento corrisponde a una lettura.
- Con il codice QR, ogni lettura è manuale, una per una e con linea di vista.
- Con l’RFID UHF, un portale o un lettore portatile acquisisce centinaia di articoli in pochi secondi, senza linea di vista, con il prodotto imballato: questa è la base delle applicazioni RFID nella logistica.
Il rapporto causa → effetto: quanto minore è il costo di ogni lettura, tanto più un’azienda può permettersi di avere punti di controllo, e tanto più completo e affidabile è lo storico che alimenta il DPP (tipicamente tramite eventi EPCIS verso ERP/WMS). Ecco perché i settori che già utilizzano l’RFID a livello di articolo — tessile e retail, con decine di miliardi di tag UHF venduti all’anno secondo la RAIN Alliance — partono avvantaggiati per il DPP: l’infrastruttura di identificazione serializzata esiste già.
RFID vs QR vs NFC: confronto come supporti dati per il DPP
Non esiste un supporto dati «vincente» universale: il codice QR rappresenta il minimo comune denominatore (obbligatorio sulle batterie e leggibile da qualsiasi smartphone), l’NFC offre un’interazione premium con il consumatore e l’RFID UHF garantisce la serializzazione e l’acquisizione massiva nella catena di fornitura. Molti progetti DPP combineranno due supporti sullo stesso tag.
| Criterio | RFID UHF (RAIN) | NFC (HF) | Codice QR / Data Matrix |
|---|---|---|---|
| Frequenza / natura | 860-960 MHz, radiofrequenza | 13,56 MHz, radiofrequenza | Ottico stampato |
| Distanza di lettura tipica | Fino a diversi metri (a seconda dell’etichetta e dell’ambiente) | Centimetri (prossimità) | A seconda della telecamera e delle dimensioni del codice |
| Lettura senza linea di vista | Sì | Sì (a breve distanza) | No |
| Lettura multipla simultanea | Sì (centinaia di tag al secondo) | No (uno alla volta) | No (uno alla volta) |
| Leggibile con uno smartphone standard | No (richiede un lettore UHF) | Sì | Sì |
| Serializzazione per unità | Nativa (EPC + TID univoci) | Nativa (UID + memoria) | Possibile (stampa di dati variabili) |
| Dati riscrivibili sul supporto | Sì (memoria EPC/utente) | Sì (a seconda del chip) | No (ristampa) |
| Costo unitario relativo | Medio | Medio-alto | Molto basso |
| Carta tipica in DPP | Tracciabilità della catena di approvvigionamento + identificativo | Interazione con il consumatore + autenticità | Accesso universale al passaporto |
Tre interpretazioni pratiche della tabella:
- Se l’atto delegato richiede l’accesso da parte del consumatore tramite smartphone, sarà necessario un supporto ottico (QR/Data Matrix) o NFC. Per le batterie, il Regolamento (UE) 2023/1542 specifica già l’uso del codice QR.
- Se l’azienda necessita di inventari, spedizioni e logistica automatizzate, l’RFID UHF è l’unica delle tre tecnologie progettata per acquisire centinaia di unità al secondo.
- La combinazione è naturale, non ridondante: una stessa etichetta può integrare un inlay RFID UHF e la stampa di un codice QR con lo stesso URI di GS1 Digital Link. Un identificatore, due vie di accesso.
Quando diventerà obbligatorio il DPP? Calendario verificato (agosto 2026)
L’unica data vincolante confermata ad oggi è quella relativa al passaporto delle batterie: 18 febbraio 2027. Per le altre categorie, il piano di lavoro dell’ESPR 2025-2030 stabilisce previsioni indicative: i primi atti delegati (acciaio, tessili, pneumatici, alluminio) sono previsti tra il 2026 e il 2027, con applicazione effettiva stimata a partire dal 2027-2030.
| Categoria | Situazione | Data | Natura | Fonte |
|---|---|---|---|---|
| ESPR (quadro generale) | In vigore | 18/07/2024 | Obbligo in vigore | Regolamento (UE) 2024/1781 |
| Registro centrale DPP | Operativo | Luglio 2026 (art. 13: entro il 19/07/2026) | Obbligo in vigore | Commissione europea / ESPR art. 13 |
| Norme DPP (6 di 8) | Pubblicate e citate come armonizzate | Maggio-luglio 2026 | Norma tecnica | CEN/CENELEC JTC 24 |
| Batterie (VE, industriali >2 kWh, LMT) | Passaporto obbligatorio | 18/02/2027 | Data di entrata in vigore dell’obbligo | Regolamento (UE) 2023/1542 |
| Ferro e acciaio | Atto delegato in fase di elaborazione | Previsione indicativa: 2026 → applicazione ~2028 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
| Tessile e calzature | Atto delegato in fase di elaborazione | Previsione indicativa: 2027 → applicazione ~2029 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
| Pneumatici | Atto delegato in fase di elaborazione | Previsione indicativa: 2027 → applicazione ~2029 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
| Alluminio | Atto delegato in fase di elaborazione | Previsione indicativa: 2027 → attuazione ~2029 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
| Mobili | Atto delegato in fase di preparazione | Previsione indicativa: 2028 → attuazione ~2030 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
| Materassi | Atto delegato in fase di preparazione | Previsione indicativa: 2029 → attuazione ~2031 | Previsione | Piano di lavoro ESPR 2025-2030 |
Note importanti per l’interpretazione del calendario:
- Il piano di lavoro ESPR 2025-2030, adottato dalla Commissione europea il 16 aprile 2025, attribuisce priorità ai prodotti finali quali tessili e abbigliamento, mobili (compresi i materassi) e pneumatici, nonché il ferro/acciaio e l’alluminio come prodotti intermedi — categorie rilevanti per l’identificazione RFID nel settore.
- Tra l’adozione di ciascun atto delegato e la sua effettiva applicazione, l’ESPR prevede, come regola generale, un periodo di transizione minimo di 18 mesi (articolo 4); pertanto, le date di applicazione sono stimate sommando tale margine.
- Tutto ciò che non rientri nel regolamento sulle batterie e nel quadro ESPR deve essere considerato come una previsione, non come un obbligo. Gli atti delegati possono subire ritardi o vedere modificato il loro ambito di applicazione.
DPP per le batterie: il primo obbligo con una data precisa
A partire dal 18 febbraio 2027, ogni batteria per veicoli elettrici, ogni batteria industriale di capacità superiore a 2 kWh e ogni batteria per mezzi di trasporto leggeri (LMT) commercializzata nell’UE dovrà essere dotata di un passaporto digitale accessibile tramite un codice QR riportato sulla batteria stessa, ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1542 (capitolo IX e allegato XIII).
Il caso delle batterie rappresenta il modello che gli altri settori devono prendere in esame, poiché concretizza già ciò che l’ESPR lascia ai decreti delegati:
- Supporto dati definito: codice QR stampato o inciso sulla batteria.
- Granularità: passaporto per singola batteria (identificativo univoco), con dati relativi al modello e al lotto/unità, come l’impronta di carbonio per stabilimento e lotto di produzione.
- Contenuto: caratteristiche tecniche, composizione chimica, impronta di carbonio, rendimento elettrochimico, stato di salute, informazioni sullo smontaggio e sulla sicurezza, con livelli di accesso distinti per il pubblico, le autorità e gli operatori autorizzati.
Il QR obbligatorio significa che l’RFID viene escluso dalle batterie? No: il QR è il requisito minimo di accesso, ma la gestione interna della produzione e della logistica di pacchi e moduli può continuare ad avvalersi dell’RFID per la tracciabilità operativa. Si tratta di livelli complementari: conformità (QR) ed efficienza (RFID).
DPP per il settore tessile: il settore che deve prepararsi di più
Il tessile è la prima grande categoria di consumo prioritaria nel piano di lavoro ESPR 2025-2030: il relativo atto delegato è previsto, a titolo indicativo, verso il 2027 e la sua effettiva applicazione verso il 2029. È anche il settore in cui l’RFID a livello di capo d’abbigliamento è già uno standard operativo, il che consente di predisporre il DPP sulla base dell’infrastruttura esistente.
Perché il settore tessile parte avvantaggiato se utilizza già la tecnologia RFID:
- La serializzazione esiste già. I marchi che utilizzano etichette RFID per i prodotti tessili assegnano già un SGTIN univoco a ogni capo: esattamente il tipo di identificatore serializzato di cui il DPP ha bisogno a livello di articolo.
- La registrazione degli eventi è già una realtà. Inventari in negozio, ricevimenti, spedizioni e resi con RFID generano la cronologia di tracciabilità che può alimentare il passaporto.
- L’hardware è già disponibile. Lettori fissi e portatili, portali e codifica alla fonte sono già in uso.
Per un marchio tessile, la domanda giusta non è «dovrò applicare un codice QR nel 2029?», ma «come progetto oggi la mia etichetta — cura del prodotto, marchio, RFID e codice 2D— in modo che un unico identificativo serva per l’inventario, la logistica, l’antifrode e il passaporto digitale?». Anticipare questa decisione evita di duplicare le etichette e di ricodificare milioni di capi.
I requisiti specifici del DPP tessile (composizione delle fibre, sostanze, riciclabilità, informazioni sulla riparazione) saranno stabiliti dall’atto delegato; fino alla sua adozione devono essere considerati come previsioni.
Standard del DPP: CEN/CENELEC JTC 24, GS1 e RAIN Alliance
La base tecnica del DPP è già stata pubblicata: il comitato europeo CEN/CENELEC JTC 24 ha sviluppato otto norme EN che riguardano identificatori, supporti dati, API, interoperabilità, archiviazione e sicurezza. Sei di queste sono state pubblicate nel maggio 2026 e citate come norme armonizzate nel luglio 2026.
| Norma | Ambito | Rilevanza per l’identificazione fisica |
|---|---|---|
| EN 18219 | Identificatori univoci | Modalità di identificazione di prodotti e operatori; supporta schemi quali GS1 Digital Link URI |
| EN 18220 | Supporti dati | Quali supporti sono validi (QR, Data Matrix, RFID HF/NFC e UHF), posizionamento e qualità |
| EN 18216 | Protocolli di scambio dati | Come viaggiano i dati del passaporto tra i sistemi |
| EN 18222 | API | Metodi per creare, leggere, aggiornare e cercare i passaporti |
| EN 18223 | Interoperabilità dei sistemi | Modello di dati e semantica condivisi |
| EN 18221 | Archiviazione e conservazione | Disponibilità dei dati durante il ciclo di vita del prodotto |
| EN 18239 | Diritti di accesso e sicurezza | Accesso basato sui ruoli e riservatezza (pubblicazione prevista ~settembre 2026) |
| EN 18246 | Autenticazione e integrità | Garanzia dell’autenticità del passaporto (pubblicazione prevista ~settembre 2026) |
Su questa base normativa si fondano gli standard di identificazione del settore:
- GS1: GTIN per il modello, SGTIN per l’articolo serializzato, GS1 Digital Link per esprimere l’identificatore come URI web ed EPCIS per condividere gli eventi di tracciabilità.
- RAIN Alliance: l’ecosistema RFID UHF passivo (EPC Gen2 / ISO/IEC 18000-63), che collabora con GS1 affinché lo stesso identificatore funzioni su RFID, QR e NFC.
Per il lettore esperto, la conclusione è rassicurante: non occorre puntare su uno standard proprietario. L’identificazione GS1 + carrier standardizzati secondo la norma EN 18220 rappresenta oggi la strada con il minor rischio di obsolescenza.
Come preparare la tua azienda al DPP? Lista di controllo per la decisione
La preparazione al DPP non inizia dal software, ma dall’identificazione: occorre decidere la granularità (modello, lotto o articolo), lo schema dell’identificatore, il supporto dati e il punto di etichettatura. Queste decisioni determinano il costo di tutto il resto.
Prima di definire la tua strategia di identificazione per il DPP, rispondi a queste domande:
- Normativa: in quale categoria rientra il tuo prodotto e a che punto è il relativo atto delegato?
- Granularità: identificazione per modello, per lotto o per articolo? (condiziona la serializzazione)
- Identificatore: utilizzi già GTIN/SGTIN? Come esprimerai l’identificatore come URI (GS1 Digital Link)?
- Supporto dati: QR, Data Matrix, NFC, RFID UHF o una combinazione? Chi deve leggerlo: consumatore, operatore, portale automatico?
- Superficie e ambiente: il prodotto è tessile, in plastica, metallico, contiene liquidi? Le superfici metalliche e i liquidi alterano il comportamento elettromagnetico di un’antenna UHF; esistono etichette RFID specifiche per il metallo.
- Punto di etichettatura: all’origine della produzione, in fase di lavorazione, in magazzino?
- Durata: l’etichetta deve resistere a lavaggi, temperature, sostanze chimiche e per tutta la vita utile del prodotto?
- Acquisizione dei dati: quali eventi devi registrare (produzione, spedizione, vendita, reso, riciclaggio) e con quali lettori?
- Integrazione: come collegherai le letture con ERP/WMS/PLM e con la tua piattaforma DPP (eventi EPCIS)?
- Convalida: hai testato l’etichetta sul prodotto reale, alla distanza reale, con l’orientamento e la densità reali?
Errori comuni nella preparazione dell’identificazione per il DPP
- Aspettare l’entrata in vigore del regolamento per iniziare. Il regolamento definisce il contenuto del «passaporto», ma la serializzazione, l’etichettatura e l’acquisizione dei dati richiedono mesi o anni di implementazione. Chi aspetta, deve rietichettare.
- Considerare il DPP come un progetto esclusivamente software. Senza un’etichetta funzionante sul prodotto reale, non c’è alcun passaporto accessibile. Il livello fisico è un requisito di conformità.
- Scegliere il supporto dati solo in base al costo unitario. Un codice QR è quasi gratuito da stampare, ma ogni lettura manuale comporta un costo operativo. Il calcolo corretto è il costo totale: etichetta + letture + errori evitati.
- Ignorare la superficie e l’ambiente. Un’etichetta UHF standard su metallo o in prossimità di liquidi può andare fuori sintonia e perdere drasticamente le prestazioni; esistono etichette progettate per ogni superficie.
- Serializzare senza uno standard. Gli identificatori proprietari che poi non si adattano al GS1 Digital Link costringono a ricodificare. Meglio partire con uno standard.
- Non definire la governance dei dati. Chi aggiorna il «passaporto» dopo una riparazione? Chi garantisce la sua disponibilità per tutta la vita del prodotto? L’ESPR richiede un accesso persistente.
- Scalare senza un piano pilota. Convalidare l’etichetta, la codifica, le letture e l’integrazione su una linea di produzione o in un negozio prima di implementare il sistema in tutta l’azienda.
Esempio pratico: RFID e DPP in un marchio di abbigliamento
Situazione. Marchio di moda con 2 milioni di capi all’anno, produzione esternalizzata in diversi paesi, 40 negozi propri e vendita online. Vuole anticipare il DPP tessile e, di passaggio, risolvere i problemi di esaurimento delle scorte dovuti a inventari imprecisi.
Approccio all’identificazione.
- Identificatore: SGTIN per capo (GTIN del modello + serie univoca), espresso come URI di GS1 Digital Link.
- Etichetta: cartellino (hangtag) con inlay RFID UHF e codice QR stampato, entrambi contenenti lo stesso identificatore. Per le linee premium, etichetta RFID cucita sui capi e resistente ai lavaggi.
- Codifica: all’origine, durante la produzione dell’etichetta, con verifica pezzo per pezzo (EPC inciso + TID registrato).
Risultato atteso. Il marchio automatizza gli inventari e le spedizioni tramite RFID (processi che oggi sono manuali) e, quando l’ente delegato del settore tessile definirà il contenuto del passaporto, disporrà già di: serializzazione per capo, supporto dati duale (RFID + QR) e una cronologia degli eventi per alimentare il DPP. L’investimento è giustificato dal miglioramento operativo immediato; la preparazione del DPP ne è una conseguenza.
Etichette Trace-ID consigliate per progetti di tracciabilità e DPP
Noi di Trace-ID progettiamo e produciamo etichette RFID a Barcellona, con capacità produttiva completa — progettazione propria dell’antenna, bonding, converting, stampa e codifica — e verifica delle prestazioni con apparecchiature Voyantic. Per i progetti di tracciabilità orientati al DPP, queste famiglie di prodotti rappresentano un punto di partenza comune:
Etichetta RFID TAR17/18 (chip Impinj serie M700) · TARu8/u9 (chip NXP UCODE 8/8m/9)
- Tipo: inlay/etichetta UHF per uso generico
- Dimensioni: antenna 42×16 mm; inlay 44,45×19,05 mm
- Frequenza: globale 860-960 MHz (RAIN RFID, EPC Gen2v2 / ISO/IEC 18000-63)
- Memoria: EPC 96-128 bit; TID da 96 bit con numero di serie univoco da 48 bit
- Applicazioni dichiarate: abbigliamento, vendita al dettaglio, farmaceutica, cosmetica e catena di approvvigionamento
- Perché è adatto a DPP: la memoria EPC supporta un SGTIN serializzato e il TID univoco fornisce un ulteriore livello di autenticità per ogni singolo articolo
- Link: etichette RFID per l’abbigliamento
Etichetta RFID TH-Wing (M7/M8/U8)
- Tipo: etichetta UHF utilizzata in applicazioni tessili
- Dimensioni: antenna 50×30 mm
- Frequenza: globale 860-960 MHz
- Applicazione: settore tessile (formato cucito su nastro di raso o formato cartellino/adesivo con l’inlay protetto tra gli strati)
- Perché è adatto a DPP: formato progettato per accompagnare il capo durante il suo utilizzo, requisito fondamentale se il passaporto deve rimanere accessibile dopo la vendita
- Link: etichette RFID per il settore tessile
Per superfici difficili (metallo, ambienti industriali) disponiamo di linee specifiche di etichette per metallo e sviluppiamo etichette su misura quando il progetto lo richiede: materiale, adesivo, dimensioni, chip e codifica vengono definiti in base alla superficie, alla distanza di lettura e al processo operativo.
Le specifiche indicate provengono dal catalogo Trace-ID 2025; per ogni progetto si raccomanda di verificare il riferimento esatto e la relativa configurazione con il nostro team tecnico.
Domande frequenti sul Passaporto Digitale del Prodotto
Che cos’è il DPP o Passaporto Digitale del Prodotto?
Il DPP è un insieme di dati digitali specifici per ciascun prodotto —composizione, origine, sostenibilità, riparabilità, riciclabilità— accessibile tramite un supporto fisico leggibile da una macchina (data carrier) apposto sul prodotto. È previsto dal Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR) e il suo contenuto esatto è definito per categoria tramite atti delegati.
Quando diventerà obbligatorio il Passaporto Digitale del Prodotto?
Dipende dalla categoria. La prima data vincolante è il 18 febbraio 2027 per le batterie (veicoli elettrici, batterie industriali superiori a 2 kWh e batterie per veicoli leggeri). Per i prodotti tessili, l’acciaio, l’alluminio, i pneumatici, i mobili e i materassi, il piano di lavoro ESPR 2025-2030 prevede atti delegati tra il 2026 e il 2029, con applicazione effettiva stimata a partire dal 2028 in poi. Tali date sono indicative, non costituiscono obblighi vigenti.
L’RFID è obbligatorio per il DPP?
No. L’ESPR definisce il supporto dati in modo tecnologicamente neutro (codice a barre lineare, simbolo bidimensionale o altro mezzo di acquisizione automatica dei dati). Ogni atto delegato specifica il supporto; nel caso delle batterie, ad esempio, è richiesto un codice QR. L’RFID è un’opzione riconosciuta dalla norma EN 18220 e offre vantaggi operativi, ma non è un requisito universale.
Che cos’è un supporto dati nel contesto del DPP?
È il supporto fisico leggibile da una macchina che consente l’accesso al passaporto digitale: un codice QR, un Data Matrix, un’etichetta NFC o un’etichetta RFID. L’ESPR richiede che sia fisicamente presente sul prodotto, sulla sua confezione o sulla sua documentazione, secondo quanto stabilito da ciascun atto delegato.
I dati del passaporto sono contenuti nel chip RFID?
No. Il chip contiene l’identificatore univoco (memoria EPC, tipicamente un SGTIN) e, facoltativamente, alcuni dati nella memoria utente. I dati del passaporto risiedono nell’infrastruttura digitale del produttore o del suo fornitore di servizi DPP; l’identificatore rimanda a essi.
Qual è la differenza tra DPP e RFID?
Il DPP è un sistema informativo regolamentato; l’RFID è una tecnologia di identificazione a radiofrequenza. L’RFID può fungere da supporto dati del DPP e da strumento per acquisire gli eventi di tracciabilità che alimentano il passaporto, ma si tratta di cose diverse: una è il «cosa» (i dati), l’altra è il «come» (l’accesso e l’acquisizione).
Quali prodotti avranno bisogno per primi del DPP?
Le batterie (febbraio 2027) e, secondo il piano di lavoro ESPR 2025-2030, poi le categorie prioritarie: ferro e acciaio, tessili e calzature, pneumatici, alluminio, mobili e materassi, ciascuna al momento dell’adozione e dell’applicazione del relativo atto delegato.
Che cos’è il registro centrale del DPP?
È il registro europeo, operativo da luglio 2026, in cui gli operatori economici devono registrare gli identificatori univoci dei propri prodotti regolamentati (articolo 13 dell’ESPR). Non memorizza i dati del passaporto: indica dove ogni produttore li archivia.
Uno stesso prodotto può avere contemporaneamente un codice QR e un tag RFID?
Sì, ed è una configurazione comune nei progetti di tracciabilità. Una stessa etichetta può integrare un inlay RFID UHF e un codice QR stampato che codificano lo stesso identificatore (GS1 Digital Link): il codice QR offre un accesso universale tramite smartphone e l’RFID consente letture su larga scala nella catena di approvvigionamento.
Che ruolo svolge il GS1 Digital Link nel DPP?
Il GS1 Digital Link esprime l’identificatore del prodotto (GTIN o SGTIN serializzato) come un URI web, in modo che lo stesso identificatore funzioni su un codice QR, su NFC o codificato nella memoria EPC di un’etichetta RFID e rimandi al passaporto digitale. La norma EN 18219 lo ammette come schema di identificazione per il DPP.
L’RFID funziona su superfici metalliche o in prossimità di liquidi in questi progetti?
Sì, con l’etichetta adeguata. Le superfici metalliche e i liquidi alterano il comportamento elettromagnetico di un’antenna UHF (sintonizzazione errata, riflessioni, assorbimento), riducendo le prestazioni di un’etichetta standard. Esistono etichette RFID progettate specificamente per il metallo e gli ambienti difficili; la verifica sul prodotto reale è indispensabile.
Da dove comincio a preparare la mia azienda per il DPP?
Partendo dall’identificazione, non dal software: definisci la granularità (modello/lotto/articolo), lo schema identificativo (GS1), il supporto dati (QR/NFC/RFID o una combinazione), il punto di etichettatura e l’acquisizione degli eventi; successivamente, verifica con un progetto pilota sul prodotto reale. Le decisioni di etichettatura prese oggi determinano i costi di conformità futuri.
Conclusione
Il Passaporto Digitale del Prodotto non è più un concetto in discussione: è un sistema con un regolamento in vigore, un registro centrale operativo, norme tecniche armonizzate e una prima data vincolante (batterie, 18 febbraio 2027). Per gli altri settori prioritari — tessile, acciaio, alluminio, pneumatici, mobili — il margine di tempo rimanente non è tempo di attesa, ma tempo di preparazione.
La decisione che un’azienda industriale o un marchio può (e deve) prendere oggi non dipende da alcun atto delegato: come identificare ogni prodotto in modo univoco, con quale supporto dati e come acquisire i dati di cui il passaporto avrà bisogno. L’RFID non è obbligatorio per il DPP; è, in molti scenari, il modo più efficiente per conformarsi e trarne vantaggio a livello operativo in attesa che l’obbligo entri in vigore.
Stai preparando l’identificazione dei tuoi prodotti per il DPP?
Quando l’RFID fa parte di una strategia di Passaporto Digitale del Prodotto, la scelta del chip, dell’antenna, del materiale, dell’adesivo e della posizione dell’etichetta determina che l’identificatore rimanga leggibile per tutta la vita utile del prodotto — sulla superficie reale e nell’ambiente reale.
Noi di Trace-ID progettiamo e produciamo etichette RFID in Europa, con un design dell’antenna proprietario e una verifica delle prestazioni unita per unita. Possiamo analizzare il tuo caso specifico (superficie, distanza, processo, volume, integrazione) e consigliarti una configurazione da validare con campioni prima di passare alla produzione su larga scala.
Fonti e documentazione tecnica
- Unione Europea (EUR-Lex) — Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR): definizioni di DPP, supporto dati e identificatore unico (art. 2, punti 28-30); capitolo III (artt. 9-15); registro centrale (art. 13). eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1781/oj
- Unione europea (EUR-Lex) — Regolamento (UE) 2023/1542 (batterie): passaporto delle batterie a partire dal 18/02/2027; codice QR; capitolo IX e allegato XIII. eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/1542/oj
- Commissione europea — Piano di lavoro ESPR 2025-2030 (adottato il 16/04/2025): categorie prioritarie e calendario indicativo. commission.europa.eu — ESPR
- CEN/CENELEC — JTC 24, norme EN 18216/18219/18220/18221/18222/18223/18239/18246 del sistema DPP; le sei citate come armonizzate nella GUUE (luglio 2026). cencenelec.eu — DPP
- GS1 + RAIN Alliance — Posizione congiunta «Advancing DPPs with GS1 Identifiers and RAIN Technology» (09/09/2025). therainalliance.org
- RAIN Alliance — «Digital Product Passports Enabled by RAIN» e documento di posizione (2024). therainalliance.org — DPP
- GS1 — GS1 Digital Link ed EPCIS. gs1.org/standards/gs1-digital-link
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